viola_2 (1)

Le donne cambiano la Storia Cambiamo i libri di storia

10 marzo 2013

( per firmare la petizione clicca qui : https://www.change.org/it/petizioni/le-donne-cambiano-la-storia-cambiamo-i-libri-di-storia?share_id=GIrLWMlVOj&utm_campaign=action_box&utm_medium=twitter&utm_source=share_petition  )

 

Al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,

e, p.c. , al prossimo ministro della Pubblica Istruzione,

Nel 1966 una donna normale rifiutò un sopruso e, con un atto di coraggio eccezionale, scrisse una pagina fondamentale della storia civile italiana. Questo atto di coraggio è sconosciuto ai più, non compare nemmeno nei libri di storia. E’ la vicenda di Franca Viola, prima donna italiana ad aver denunciato uno stupro.

Sono un’insegnante e le chiedo di far inserire nei libri di storia in ogni ordine di scuola la vicenda di Franca Viola.

Sappiamo quanto lei è sensibile ai temi dell’uguaglianza dei diritti tra gli uomini e le donne per questo mi rivolgo a Lei, certa che capirà l’importanza di quanto le chiediamo.
Siamo in un momento particolare della nostra storia. Due processi contraddittori si scontrano: da un lato l’emancipazione delle donne sembra aver raggiunto traguardi importanti, dall’ altra le violenze sulle donne e i femminicidi non fanno altro che aumentare. Segno che in realtà l’emancipazione è apparente e il cammino verso la parità dei diritti è ancora agli inizi soprattutto nel sentire comune.
La violenza sulle donne è un’ emergenza civile, sociale e culturale su cui molto si è detto e molto si deve fare.
Da donna di scuola penso che proprio l’azione nella scuola sia la più urgente da mettere in campo per innestare processi di relazione sana tra i ragazzi e le ragazze e invertire la rotta attraverso l’educazione, la sensibilizzazione e l’istruzione riviste in una prospettiva di genere. 
Nonostante le donne siano l’87% degli insegnanti, la scuola italiana “parla” al maschile, la storia è scritta al maschile e le politiche di genere sono completamente assenti nei contenuti e nei programmi scolastici.
Basterebbe poco. Una sensibilizzazione dei docenti e dei buoni provvedimenti a sostegno di un insegnamento di genere come si fa in tanti paesi dell’Unione Europea: con metodi specifici, insegnamenti specifici e libri di scuola scritti in una prospettiva di genere. Non sono azioni che si improvvisano, lo so perfettamente. Sono processi e azioni che esigono riflessioni e leggi. Ma se non si comincia non si farà mai nulla.
Una cosa, infatti, può farla subito, per stimolare riflessioni e dare il via nella scuola a una sensibilizzazione necessaria su questi temi.
Questo io le chiedo, un gesto semplice dalla ricaduta immensa: che la vicenda di Franca Viola venga inserita nei manuali scolastici.  E’ semplice e si può far subito.

Basta aggiungere una pagina sola nei libri di storia rendendo onore a una donna che ha scritto la Storia Italiana al modo delle donne: senza una guerra, senza un’arma ma solo con un gesto di coraggio.

Se è vero che la Storia è maestra di vita ci aiuti a scrivere la storia delle donne italiane che hanno cambiato la Storia. E sia insegnamento per l’Italia che vogliamo costruire per le nostre ragazze e  i nostri ragazzi: civile, moderna e basata su un’alleanza sana e paritaria tra gli uomini e le donne

Mila Spicola

per firmare la petizione clicca qui : https://www.change.org/it/petizioni/le-donne-cambiano-la-storia-cambiamo-i-libri-di-storia?share_id=GIrLWMlVOj&utm_campaign=action_box&utm_medium=twitter&utm_source=share_petition

La storia di Franca Viola (da wikipedia)

« Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori »

Franca Viola (Alcamo9 gennaio 1947) fu la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, diventando un simbolo della crescita civile dell’Italia nel secondo dopoguerra e dell’emancipazione delle donne italiane.

Il 26 dicembre 1965, all’età di 17 anni, figlia di una coppia di coltivatori diretti, Franca Viola fu rapita (assieme al fratellino Mariano di 8 anni, subito rilasciato) da uno spasimante sempre respinto, Filippo Melodia, imparentato con la potente famiglia mafiosa dei Rimi, che agì con l’aiuto di dodici amici. La ragazza fu violentata e quindi segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese; fu liberata con un blitz dei carabinieri il 2 gennaio 1966.

Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, ossia non più vergine, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l’onore suo e quello familiare. In caso contrario sarebbe rimasta zitella, additata come “donna svergognata“.

All’epoca, la legislazione italiana, in particolare l’articolo 544 del codice penale, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore“, contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerato oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

Ma, contrariamente alle consuetudini del tempo, Franca Viola non accettò il matrimonio riparatore. Suo padre, contattato da emissari durante il rapimento, finse di acconsentire alle nozze, mentre con i carabinieri di Alcamo preparavano una trappola: infatti, quando rapitore e complici rientrarono in paese con la ragazza furono arrestati.

Subito dopo il fatto, la famiglia Viola, che aveva contravvenuto alle regole di vita locale, fu soggetta a intimidazioni: il padre Bernardo venne minacciato di morte, la vigna fu rasa al suolo e il casolare annesso bruciato.

Il caso sollevò in Italia forti polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari. Durante il processo che seguì, la difesa tentò invano di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d’amore, la cosiddetta “fuitina“, un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio, mettere la propria famiglia di fronte al fatto compiuto e che il successivo rifiuto di Franca di sposare il rapitore sarebbe stato frutto del disaccordo della famiglia per la scelta del marito.

Filippo Melodia fu condannato a 11 anni di carcere, ridotti a 10 e quindi a 2 anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena. Pesanti condanne furono inflitte anche ai suoi complici dal tribunale di Trapani, presieduto dal giudice Giovanni Albeggiani.

Franca Viola diventerà in Sicilia un simbolo di libertà e dignità per tutte quelle donne che dopo di lei avrebbero subito le medesime violenze e ricevettero, dal suo esempio, il coraggio di “dire no” e rifiutare il matrimonio riparatore. Si sposò nel 1968 con un giovane compaesano con il quale era fidanzata dall’età di 14 anni, Giuseppe Ruisi, ragioniere, che insistette nel volerla sposare, nonostante lei cercasse di distoglierlo dal proposito per timori di rappresaglie. Come la stessa Franca ricordò anni dopo in una delle rare interviste concesse alla stampa, il futuro marito le avrebbe dichiarato di non temere ritorsioni da parte dei Melodia, dichiarando: “Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un’altra“. La coppia ebbe due figli: si trasferì a vivere a Monreale per i primi tre anni di matrimonio, per poi tornare adAlcamo. Giuseppe SaragatPresidente della Repubblica, inviò alla coppia un dono di nozze per manifestare a Franca Viola la solidarietà e la simpatia sua e degli italiani. In quello stesso anno i due sposi furono ricevuti dal papa Paolo VI in udienza privata.

Passeranno ancora sedici anni prima dell’abrogazione della norma inutilmente invocata a propria discolpa dall’aggressore: l’articolo 544 del codice penale sarà abrogato dall’articolo 1 della legge 442, emanata il 5 agosto 1981, che abolisce la facoltà di cancellare una violenza sessuale tramite un successivo matrimonio.

Franca Viola ha due figli e una nipote e vive ad Alcamo.

 

Ultimi Post
  • Spazio vitale
    19 aprile 2014

    Spazio vitale. Paragono i 24 mq massimo dei dirigenti pubblici ( 24 mq massimo  per legge, da adesso, ma in realtà generalmente son molti ma molti di più) ai 1,8 mq a bimbo a scuola. Chi ha bisogno di spazio è chi cresce, darei 24mq a ciascun bimbo e 1,8mq ai dirigenti. No, non si [...]

  • La politica deve aiutare gli altri non se stessa_ Manifesto per un Umanesimo Mediterraneo
    19 marzo 2014

    Mi permetto una divagazione su questo blog. Ma il personale è politico e il politico è personale. La vicenda Messina e l’arresto di alcuni esponenti del mio partito ci pone di fronte al tema dei temi: la moralità della politica e il senso della politica. E’ necessario un cambio di passo sostanziale e profondo, un [...]

  • Pari genere e impari furbizia
    10 marzo 2014

    Le quote? “no, non servono, una donna si vota perchè merita e a prescindere dal genere, mica è una razza protetta. E’ una polemica strumentale interna alla politica”. Mi fa un po’ ridere tutta quest’attenzione spropositata sul merito delle donne, diventan tutti liberali quando si tratta di donne. Ma perchè? Con gli uomini si fan [...]

Archivio
Tag
analfabetismo funzionale bambini bandiera big bang cicli scolastici concorso Cresci Italia crisi decreto legge disabili disservizi docenti donne edilizia scolastica educazione falso femminicidi forconi Fornero gabriella carlucci Gelmini giovani governo illegalità leopolda Letta manutenzione mazara del vallo meritocrazia mila spicola Monti nativi digitali nepotismo palermo politica povertà precari professoressa Profumo renzi Rossi Doria scuola Scuola Media se non ora quando sicilia Somari studenti tablet Ultimi università