Non sono in via D’Amelio. Sto andando a Roma, domani c’è la presentazione dei dati Invalsi 2012.
Per me più essenziali,pur nei limiti, insieme all’aiuto alla scuola, per capire da dove ripartire, di qualunque altra manovra o parata. Prevedo che per i ragazzi siciliani sarà la solita presa d’atto dell’essere ultimi.
Combattere la mafia, ricordare i morti, significa riaffermare dal profondo il valore dell’istruzione e dell’educazione, i valori per cui sono morti, innanzitutto coesione sociale e senso dello Stato.
Sradicare comportamenti prepotenti, fame e miseria, terreni fertilissimi per chi alleva criminalità e manovalanza mafiosa: questo è il senso della scuola e questo il senso del mio mestiere. Ne vedo troppi ormai di ragazzi che mollano le aule per finire chissà dove mentre la retorica politica dell’antimafia regionale si preoccupa soltanto di autoconservarsi piuttosto che di agire con tempestività là dove tutto ha origine.
Riassicurare i diritti offesi di quei ragazzi è la prima e più urgente battaglia dell’antimafia. Quella vera, non quella di facciata. Il disinteresse è complice.
Vi ricordo che coloro che vi sfilano in questo istante accanto, a Palermo, col volto contrito, il 23 maggio di quest’anno hanno abolito il buono libro per i ragazzi siciliani indigenti e, nello stesso tempo, hanno introdotto la sedicesima mensilità per i dipendenti regionali. E non hanno nemmeno idea di quanti ragazzi abbandonano le scuole e di come fronteggiarvi.
Hanno persino tolto il nome. L’Assessorato all’Istruzione siciliana è divenuto all’improvviso, anche nel linguaggio dei media locali Assessorato alla Formazione. Comprendendo l’enorme giro di soldi che riguarda il settore della formazione professionale e il nulla cosmico che riguarda di contro i provvedimenti specifici per l’Istruzione propriamente intesa.
Con costoro io non voglio dividere le mie lacrime, come nemmeno le mie risate. Giusto per rendere onore ai morti difendendo i diritti dei vivi. 