Scuola: come ti creo due Italie OGM

28 dicembre 2010

 

Tempi lunghi e tempi brevi: ci sono case fatte per durare e cose fatte per svanire in fretta. Ho spesso paragonato il lavoro dell’insegnante a quello del contadino. Arare, seminare, aspettare i primi germogli, e poi curarli, proteggerli dal troppo freddo e dal troppo caldo (e non è una metafora, siamo senza riscaldamenti e senza aria condizionata. Qualcuno mi ha obiettato: “non siamo mica in Corea!”, ci venga a visitare presto, tipo chessò a febbraio, oppure i primi di giugno, ci troverà intirizziti o cotti. E ogni sarcasmo è davvero fuori luogo. Altro che Corea.), farli crescere e poi, finalmente raccoglierli. E l’anno dopo ancora, e il successivo ancora. E i giorni, i mesi, le stagioni e gli anni. Tempi lunghi. Una casa fatta per durare. ..

Proessorè, di che stai parlando? Incombono tempi brevi. Anzi ci siamo in pieno. Veloci, veloci, su via. Cose fatte per svanire. O svenire, a seconda se ti ci trovi in mezzo. E’ una media statistica: almeno un professore in ogni consiglio di classe italiano è precario. Nelle classi del sud la media sale. Di loro vi voglio parlare, non del decreto Gelmini sulle Università. Non è “un problema loro”,  state attenti, ma di circa 9 milioni di studenti dell’istruzione pre-universitaria, che girano tra i banchi delle loro classi: oggi li vedono quei professori e domani no. E mi chiedo come questi studenti non siano insorti prima. Mi chiedo quanto ne abbiano capito e quanto ne capiscano davvero di quello che stanno subendo. Sono campi arati da almeno un bracciante stagionale, non più da contadini. Chilometri e chilometri di terre. Non più piccoli orti. Ne vengono fuori piantine OGM. Alla vigilia di Natale, il Santo Natale, tra panettoni e pandori e postumi di festeggiamenti,  il governo, con lo splendido decreto mille proroghe,  nel silenzio generale su questa vicenda, compresi i meravigliosi studenti che si lanciavano contro il ddl gelmini per l’università, ha deciso che le graduatorie dei precari della scuola saranno congelate (e che vorrà mai dire?), anche per il prossimo anno scolastico, impedendo l’aggiornamento dei punteggi e, soprattutto, la possibilità di cambiare provincia d’inserimento. E’ una norma che ha, esplicitamente, come bersaglio migliaia di precari delle regioni meridionali (sempre loro) cui è impedito di far valere nelle regioni del nord i propri alti punteggi (frutto di anni di semina, ops, di lavoro senza garanzie). Saranno relegati, nelle cosiddette code delle graduatorie, quella sorta di apartheid della scuola, dove la provenienza geografica conta più di titoli e servizio. 

Sono migliaia di lavoratrici e lavoratori colpiti tre volte dal governo: prima con la mancata applicazione di una legge dello stato (mai abrogata) che prevedeva il passaggio di ruolo entro tre anni per tutti i precari in graduatoria (che pretesa! Ma dove cavolo gli venne in testa, si è chiesto qualcuno? Esattamente da quella legge lì), poi con  “tagli lineari” (splendida formula asettica)  -concentrati nelle regioni meridionali- che hanno precluso al sud anche il lavoro precario, infine con la discriminazione nelle graduatorie.

Vengono, con questa norma, calpestati principi essenziali quali la libertà di movimento dei lavoratori (che parola è? Per il 2011 ne rivedrei il posizionamento e il significato sia nel Devoto-Oli sia nella Costituzione) e la spendibilità dei titoli acquisiti su tutto il territorio nazionale. E’ un altro successo per i seguaci del trota (mai si videro effetti più evidenti del sonno della ragione nel trionfo delle regioni distinte e seprate) contro l’invasione dei docenti meridionali delle scuole del Nord.
L’Italia è sempre più divisa in due. Indovinate chi ci perde di più?

Non meno grave è quello che questo provvedimento annuncia per il futuro: norme per il reclutamento basate sulla territorializzazione e precarizzazione definitiva (e generalizzata) del rapporto di lavoro nelle scuole. Cioè il completamento della controriforma della Gelmini. I campi alla gramigna, il disegno è completo. Largo ai braccianti stagionali. Non mi pare di aver visto folle sui tetti per questo e nemmeno lo scorso anno quando gli hanno distrutto le scuole superiori: eppure ne "ammazza" molto ma molto di più, di diritto allo studio di tutti e per tutti. Sarebbero così buoni i fratelli maggiori universitari a raccontarglielo per bene ai ragazzi? Buone feste a tutti voi.

 

 

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